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Claudio Parmiggiani

biografia

Da più di quarant’anni Claudio Parmiggiani fa cantare il fuoco e la terra, l’aria e il fumo, il legno e la pietra.
Le sue sono sculture d’ombra, come le ha definite Georges Didi-Huberman; figurazioni nelle quali i corpi e gli oggetti, tutto l’universo della vita insomma, viene evocato in absentia. È un’arte della sottrazione, di una rarefazione ascetica, in polemica esplicita con la mondanità frastornante del narcisistico “sistema dell’arte” contemporaneo.
Quest’arte evita sempre la béance del puro gioco intellettuale; la sparizione che Parmiggiani mette in scena ha sempre qualcosa di traumatico, alludendo alle scomparse laceranti di cose e persone travolte dai flutti, bruciate dal rogo della storia.
È un’arte squisitamente, talora brutalmente materiale; ma che conserva sempre l’anelito a una dimensione trascendente, a un’oltranza che non è di questo mondo, allo “spirituale
dell’arte”.
Un’arte senz’altro religiosa, che tuttavia non può essere ricondotta a ortodossie di sorta; Una fede in niente ma totale è quella che appunto attribuisce a sé l’artista.

Claudio Parmiggiani è uno dei maggiori protagonisti del panorama artistico internazionale. Nato a Luzzara, si forma all’Istituto di Belle Arti di Modena. Giovanissimo, frequenta Giorgio Morandi (il cui influsso è più etico che stilistico) e comincia a utilizzare per le sue opere calchi in gesso dipinti che l’artista definisce “pitture scolpite”.

La sua prima vera mostra si tiene nel ’65 alla libreria Feltrinelli di Bologna: è il tempo del Gruppo 63 e dei poeti riuniti attorno al “verri” di Luciano Anceschi, ai quali Parmiggiani sarà molto vicino.

Pubblica libri-opera come Atlante (Scheiwiller, 1970, in collaborazione con Nanni Balestrini e Villa), √ – 2, l’arte è una scienza esatta (Mello e Persano, 1977), De vita solitaria (Christian Stein, 2009, in collaborazione con Pietro Citati). Stabat mater. Dies Iræ. Deux Contrepoints. (in collaborazione con Jean-Luc Nancy, Tallone Editore, 2016).

Molte sono le intuizioni che fin dalla metà degli anni Sessanta hanno connotato in modo del tutto originale e precursore la sua ricerca. Uno spirito radicalmente iconoclasta sottende tutto il suo lavoro. Del 1970 sono le prime Delocazioni, opere di ombre e impronte realizzate con fuoco, polvere e fumo, una radicale riflessione sul tema dell’assenza e della traccia, sviluppato ancora successivamente fino a divenire linea portante di tutto il suo lavoro. Queste opere assumeranno un carattere di forte impatto visivo ed emozionale; ricordiamo le teatrali Delocazioni realizzate al Musée d’Art Moderne et Contemporain di Ginevra (1995), al Centre Pompidou di Parigi (1997), alla Promotrice delle Belle Arti di Torino (1988), al Musée Fabre di Montpellier (2002), al Tel Aviv Museum of Art (2003), al Collège des Bernardins, Parigi (2008).

Sin dall’inizio degli anni Ottanta, realizza una serie di importanti progetti museali. Al 1988 si riferisce Terra (1988), una sfera con impresse le impronte delle mani dell’artista, sepolta nel chiostro del Musée des Beaux-Arts di Lione, espressione della natura spirituale dell’opera, tale anche quando è invisibile e luogo di dialogo con la sua assenza.

Tra gli innumerevoli interventi le mostre all’Institut Mathildenhöhe di Darmstadt (1992), alla Galleria d’Arte Moderna di Praga (1993), al Centre Georges Pompidou di Parigi (1997), al MAMCO di Ginevra (1995), alla Promotrice delle Belle arti di Torino (1998). Negli anni 2000 importanti le sue mostre a Cuba (Museo Nacional de Bellas Artes dell’Avana, 2006), Pistoia (Apocalypsis Cum Figuris, 2007) e Parma (Naufragio con Spettatore, 2010). Più recentemente a Mosca (Centrо d’arte contemporanea – NCCA, 2017) e a Nashville al Frist Art Museum (Claudio Parmiggiani: Dematerialization, 2019).
Ha presentato le sue opere presso numerose altre prestigiose istituzioni internazionali, pubbliche e private. Tra i suoi interventi permanenti, Il faro d’Islanda, (2000), Teatro dell’arte e della guerra, (2006) al Teatro Farnese di Parma, Ex-voto al Museo del Louvre (2007), Porta Speciosa per il Sacro Eremo di Camaldoli (2013), intervento presso la Camera degli Amori di Villa Medici a Roma (2015), l’altare per il Duomo di Reggio Emilia (2011) e della Basilica di Gallarate (2018), oltre alla Corona di Spine (2014) nell’Altare Maggiore della Chiesa di San Fedele, Milano e a Naufragio con Spettatore (2010) nella Chiesa di San Marcellino, Parma.
Nel campo più propriamente editoriale vanno ricordati i volumi Poesie dipinte (Frankfurter Kunstverein, 1981), Il sangue del colore (Scheiwiller, 1988), Stella Sangue Spirito (tre differenti edizioni: Pratiche, 1995 a cura di Stefano Crespi, Actes Sud, 2003 e Istituto Cubano del Libro, 2007), Incipit (Allemandi, 2008), Una fede in niente ma totale (Le Lettere, 2010) Lettere a Luisa (Magonza 2016).

video

Claudio Parmiggiani – On Fire | 2022 | Venezia