In occasione del centenario della nascita di Vincenzo Agnetti, la mostra Par cœur invita alla riscoperta delle opere, al tempo stesso cerebrali e teatrali, del grande poeta dell’arte italiana.
Agnetti mette in scena il linguaggio nel suo lavoro, esplorandone l’instabilità, i limiti e la forza evocativa. La mostra prende il titolo dalla formula «Dimenticato a memoria», in francese «oublié par cœur», un ossimoro polisemico che l’artista sviluppa attraverso diverse serie di opere, sia pittoriche sia scultoree. «La cultura è l’apprendimento del dimenticare. Esattamente come quando si mangia.», spiega Agnetti. «Manipolato più o meno bene il cibo ci dà il suo sapore in favore dell’energia ingerita.»
Lo stesso paradosso si declina in una sequenza di tele in feltro, tutte dello stesso formato, recanti iscrizioni dipinte a stencil. Appartengono alla serie dei Feltri, probabilmente la più letteraria e poetica dell’artista. Agnetti riprende i codici visivi dell’epigrafe lapidaria per meglio sovvertirli, sostituendo al marmo un materiale caldo come il feltro, sul quale applica aforismi in lettere maiuscole. Ciascuna di queste opere, realizzate a partire dalla fine degli anni Sessanta, era considerata dall’artista come un ritratto o un paesaggio.
Lo spazio urbano e i luoghi dell’abitare costituiscono un tema centrale nel lavoro di Agnetti, come testimonia l’opera Tre villaggi differenti – Non c’è più nessuno (1977), presentata nel piano interrato della galleria. Questo polittico, che raffigura fonemi tracciati in bianco su fondo nero, fa riferimento all’esodo rurale e all’abbandono della vita comunitaria a favore dell’anonimato e del conformismo dei grandi centri urbani.
In questa stessa ricerca si inserisce l’opera di «teatro statico» Apocalisse nel deserto (1970). Tavolette trasparenti, incise con un testo volutamente illeggibile tratto dal Libro dell’Apocalisse, sono collocate al centro di un ambiente di sabbia. Il testo rimane così aperto all’interpretazione, incarnando la relatività della lettura che resta al cuore della poetica di Agnetti: «ogni momento esige un’interpretazione differente della verità, così come ogni popolo esige il proprio modo di dire basta.»











