Disegno in prosa, ma qualche rima sfugge. L’immaginazione va usata con cautela; è troppo veloce e vola in tutte le direzioni. Il disegno, invece, è lento, costruisce forme chiuse e gabbie solide, iniziando là dove la parola finisce.
Valerio Adami, Disegni & Confessioni, 1992
Tornabuoni Art Paris ospita una mostra dedicata ai dipinti di Valerio Adami. Lo spazio parigino della galleria presenterà una selezione di tele che illustrano alcuni dei temi più iconici della prolifica carriera dell’artista, dagli anni Sessanta ai primi anni Duemila. In occasione del 90° anniversario della nascita di Adami e del cinquantesimo anniversario della sua prima retrospettiva francese al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris nel 1970, questa esposizione ripercorre l’evoluzione dell’artista attraverso la sua esplorazione di motivi chiave: interni, viaggi, omaggi ad altri artisti e il mondo teatrale.
Maggiori informazioni
Nato a Bologna nel 1935, il percorso artistico di Adami ebbe inizio nell’atelier di Felice Carena. Le sue prime opere, influenzate dall’espressionismo, sono segnate dai ricordi d’infanzia della fine della Seconda Guerra Mondiale. Un incontro fondamentale con Oskar Kokoschka a Venezia ampliò il suo orizzonte artistico, mentre la formazione accademica sotto Achille Funi presso l’Accademia di Brera a Milano perfezionò la sua tecnica. Sguardo rivolto a (1962) rappresenta questo periodo formativo, con una tavolozza di colori tenui e qualità quasi astratte che riflettono il suo percorso artistico in evoluzione.
Queste prime influenze hanno gettato le basi per il linguaggio visivo distintivo che avrebbe caratterizzato la sua carriera, contraddistinto da una vivace tavolozza di colori e da precisi contorni neri. Le sue opere prendono vita attraverso tonalità dinamiche, come i rosa e i viola brillanti di Interno (1967) e i blu profondi e i verdi di Teatro (1969). Sebbene spesso associato a elementi della Pop Art, Adami ha sempre rifiutato fermamente questa etichetta, come spiegò in una conversazione con Carlos Franqui: “Ho sempre rifiutato con vigore l’appellativo di pop.”
Questi colori sono sempre incorniciati da forme delineate che evocano la decostruzione del movimento e degli oggetti del Cubismo e del Futurismo. Questo approccio è esemplificato in Fusione di una testa e di una finestra (omaggio a Boccioni) (1966), un tributo a una scultura omonima dell’artista futurista Umberto Boccioni. Ispirandosi all’esplorazione boccioniana della smultiplicazione spaziale, Adami rappresenta una figura nuda frammentata, invitando lo spettatore a discernere elementi come mani, una bocca e un orecchio. Negli anni Sessanta e Settanta, i contorni di Adami divennero sempre più marcati, come si può osservare in Urlo di Munch (1971). Qui, Adami reinterpreta l’iconico L’Urlo di Edvard Munch, decostruendone la composizione e trasformandone la risonanza emotiva attraverso una palette di rosa pastello e blu.
Oltre agli omaggi ad altri artisti, le opere di Adami spesso esplorano i paesaggi, in particolare i “paesaggi interiori”, rappresentando camere d’albergo e bar. Questi interni sono frequentemente popolati da figure anonime in varie fasi di decostruzione, le cui narrazioni sono pervase da tensione attraverso la presenza sottile di una figura secondaria o il suggestivo significato di un titolo attentamente scelto. In The Bar (La lutte des sexes) n° 2 (2007), il titolo evocativo fa riferimento alla “battaglia dei sessi,” mentre la figura centrale sembra incarnare più di una persona. Al contrario, Interno (1967) esclude completamente le figure umane, concentrandosi sull’anonimato crudo di una stanza d’albergo. Riflettendo sulla sua fascinazione per questi spazi di passaggio, Adami osservò: “Per anni ho dipinto in stanze d’albergo. Ho vissuto a lungo una vita molto nomade. Avevo bisogno dell’anonimato di un luogo di passaggio per reinventare la possibilità di uno studio, e questi viaggi prendevano forma solo quando apparivano sull’orizzontalità del foglio di carta.”
Gli estesi viaggi di Adami attraverso Europa, Americhe e Asia hanno profondamente influenzato la sua visione del mondo e la sua arte. Immergendosi in culture diverse, ha spesso integrato queste influenze nel suo lavoro. Scenografia con minareto (2000), ad esempio, evoca i suoi viaggi in Medio Oriente attraverso la rappresentazione di un minareto, richiamando al contempo uno dei suoi temi ricorrenti: il teatro. Il mondo teatrale, apparso per la prima volta nei suoi dipinti negli anni Sessanta, è rimasto un filo conduttore costante nella sua carriera. Dalla fine degli anni Settanta, le opere di Adami hanno attinto sempre più al mondo greco-romano, come si vede in Homère et son guide (1995). Questo dipinto raffigura il poeta greco Omero davanti a un tempio, accompagnato da un pastore, un richiamo a una poesia del poeta francese del XVII secolo André Chénier.
Questa mostra continua la tradizione della galleria di presentare grandi esposizioni monografiche dedicate ai maestri dell’arte italiana del dopoguerra. Con le opere di Adami conservate in collezioni pubbliche di tutto il mondo, tra cui il Centre Pompidou a Parigi e il Museum of Modern Art di New York, e dopo la grande retrospettiva a Palazzo Reale a Milano nel 2024, questa presentazione offre al pubblico parigino una nuova prospettiva sui temi distintivi della carriera dell’artista.



















