“Tutti hanno pensato che io volessi distruggere: ma non è vero io ho costruito, non distrutto.”
Lucio Fontana
“Una volta che abbiamo distrutto, fatto a pezzi, decostruito il reale, ci rimane questa rete di fili metallici, forti, costruzione umana colma di potenza. È qui che continua il lavoro. Ci impadroniamo di quei fili e li sdoppiamo, si formano così nuove figure, si immaginano nuove realtà. L’immaginazione libera. Nell’orizzonte dell’essere, la libertà è superiore, la potenza si avvicina alla possibilità. In questa maniera, si possono intravedere nuove soggettività, nuovi campi d’azione, nuove sintesi di cooperazione.”
Toni Negri
Tornabuoni Art apre le sue porte al curatore Marc Donnadieu, che rivolge il suo sguardo critico ai capolavori del dopoguerra della galleria. In linea con il suo approccio sperimentale, traccia un nuovo filo conduttore che mette in luce il potere generativo delle azioni distruttive a cui gli artisti hanno sottoposto le opere d’arte dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Venticinque opere di ventidue artisti italiani e internazionali sono raggruppate secondo un alfabeto trilingue, in cui ogni lettera è l’iniziale di un verbo iconoclasta: Enrico Baj “attacca”, Alberto Burri “brucia”, mentre Arman “vandalizza” e Tancredi “zigzaga”.
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In Europa, il secondo dopoguerra è stato un periodo di controversie, interrogativi e dibattiti intellettuali ed estetici senza precedenti, in particolare intorno all’idea di distruzione e creazione, ordine e disordine, rottura e (ri)costruzione.
Di fronte alla barbarie, tutto doveva essere rimesso in discussione per imporre opere mai viste prima. Perché, nel campo dell’arte, la rottura con il passato è sempre stata un altro modo – o un modo “altro”- di rigenerare tutto: “protestare” significa negare la realtà; “vandalizzare” significa annientare la materialità degli oggetti a favore della vita delle cose; “attaccare” significa abolire tutte le regole stabilite; “distruggere” significa (ri)costruire su nuove basi.
Tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, alcuni artisti hanno fatto un uso radicale dell’energia, della potenza e dell’intensità dei gesti più trasgressivi e iconoclasti per liberarsi dai diktat artistici precedenti e spingere il quadro pittorico o scultoreo oltre ogni limite materiale, spaziale o temporale. Attingendo al potenziale espressivo del non convenzionale, hanno ridefinito nuovi linguaggi, spazi e significati per l’opera d’arte, in risposta al contesto artistico, sociale o politico del loro tempo, o addirittura alla fine della storia o a ideologie superate.
Prendendo in prestito il titolo dalla sapiente poetica di Alighiero Boetti che scomponeva lettere e parole, questa mostra, intitolata Un alfabeto dell’ordine e del disordine si rifà al modello degli alfabeti francesi, italiani e inglesi per meglio descrivere questi atti di distruzione/creazione, che sono alla base di una transizione tra vecchi ordini divenuti sterili e obsoleti e nuovi disordini più fertili, fecondi e aperti al mondo. Al centro della mostra presso Tornabuoni Art Parigi, questi ultimi si rivelano attraverso venti verbi di distruzione/creazione, associati a venticinque opere eccezionali di ventidue artisti emblematici delle avanguardie della seconda metà del XX secolo.
Inaugurato il 24 aprile 2024 questo progetto, dedicato ad Alighiero Boetti, celebra in modo “ordinato e disordinato” il 30° anniversario della morte dell’artista.
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