Arte Povera. Tracciare una rivoluzione
Uscire dal sistema vuol dire rivoluzione
(…)
Nelle arti visuali la libertà è un germe che contamina ogni produzione.
Germano Celant, “Arte povera. Appunti per una guerriglia” , Flash Art, 1967
Mentre Parigi celebra l’Arte Povera quest’autunno, Tornabuoni Art si unisce all’omaggio con una mostra di capolavori di alcuni dei principali protagonisti del movimento, tra cui Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali e Michelangelo Pistoletto. Opere storiche e installazioni di grandi dimensioni saranno esposte nello spazio della galleria sull’avenue Matignon e nello stand della galleria ad Art Basel Paris.
Nel 1967, Flash Art pubblicò “Arte Povera. Appunti per una guerriglia”, un testo provocatorio del critico d’arte italiano Germano Celant, che raccoglieva le opere di artisti torinesi il cui lavoro si spingeva oltre i confini dell’arte e delle sue istituzioni. Pur non avendo mai firmato un manifesto, molti degli artisti citati nell’articolo continuarono a esporre insieme sotto l’egida del movimento teorizzato da Celant. E sebbene alcuni si siano allontanati dall’estetica poverista nel corso del tempo, il loro lavoro ha continuato a portare l’influenza di quegli anni formativi.
Piuttosto che offrire una sintesi del movimento, Arte Povera. Tracer une révolution intende richiamare lo spirito radicale dei suoi partecipanti attraverso un’accurata selezione di opere significative di alcuni dei suoi principali espositori. Partendo dalle esperienze che hanno preceduto la teorizzazione dell’Arte Povera e proseguendo oltre la sua ultima esposizione ufficiale, la presentazione di Tornabuoni Art intende evocare lo spirito rivoluzionario che permeava il movimento e che ha cambiato profondamente la natura dell’arte.
Leggi di più
La mostra si aprirà con l’Alfabeto di Kounellis, rappresentato da due tele rispettivamente del 1961 e del 1963, sulle quali l’artista ha tracciato lettere e simboli tratti dalla segnaletica urbana. Attivate nella performance quando Kounellis iniziò a cantare le lettere nel suo studio, queste opere testimoniano l’inizio di una riflessione sull’esperienza del quotidiano che anima la ricerca di diversi artisti poveristi.
Tra questi, Mario Merz è uno di quelli che ha esplorato più profondamente il potenziale artistico del mondo che ci circonda. Ne è un esempio la grande installazione di sei metri, senza titolo, del 1971, esposta alla Tornabuoni Art, che presenta il potenziale poetico di materiali naturali come la terra e industriali come il neon. Questi sono combinati attraverso il modello matematico della sequenza di Fibonacci, un tema chiave nell’opera di Merz, che simboleggia l’infinito potere generativo della natura.
Tra i protagonisti del movimento e del programma della galleria, Alighiero Boetti sarà rappresentato in mostra da un nucleo di opere della fine degli anni Sessanta, emblematiche del periodo e che offrono una nuova prospettiva sull’intera carriera dell’artista. Manifesto (1967), che introduce i membri dell’Arte Povera, Mimetico (1967), esposto a Genova alla prima mostra organizzata da Germano Celant, e 21 ottobre 1968 (1968), concepito per la fondamentale mostra di Amalfi, ognuno di questi lavori mette in discussione la scissione spesso identificata nell’opera di Boetti tra gli anni scultorei dell’Arte Povera e la bidimensionalità che caratterizza il suo lavoro dagli anni Settanta in poi.
Come sottolinea Agata Boetti, direttrice dell’Archivio Alighiero Boetti, nella pubblicazione che accompagna la mostra, “se osserviamo attentamente le opere degli anni Sessanta, vediamo che i concetti fondamentali del lavoro di Boetti sono già tutti presenti”. Questi temi del caso, del tempo e della scrittura si ritrovano nelle serie più famose dell’artista, come le successive Mappe, un notevole esempio delle quali sarà esposto nello stand di Tornabuoni Art ad Art Basel Paris 2024.
La Casa di Lucrezio (1981-84) è considerata l’opera magna di Giulio Paolini e testimonia l’influenza duratura dell’Arte Povera sugli artisti che hanno partecipato al movimento. La sua versione, con undici piedistalli su cui poggiano altrettanti busti del poeta latino Lucrezio in vari stati di frammentazione, sarà esposta alla Tornabuoni Art, mentre un’altra è nella collezione permanente del Castello di Rivoli a Torino. Riferimento alla cultura classica onnipresente in Italia, l’opera rende omaggio al poema Natura di Lucrezio, che presenta una visione epicurea della realtà, composta in parti uguali da materia e vuoto.
È proprio la presenza simultanea di pieni e vuoti che, secondo il critico d’arte e presidente della Fondazione Alberto Burri Bruno Corà, caratterizza le opere dell’Arte Povera, altrimenti eterogenee, “da un punto di vista organico, fisico”. Questo linguaggio visivo, che lascia spazio all’esperienza e allo spettatore, si ritrova nel lavoro di Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto e degli altri artisti rappresentati in mostra. Caratterizza un movimento al tempo stesso eterogeneo e inclusivo, di protesta e poetico, che ha anticipato alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo, come la nozione di belle arti, l’ecologia e il colonialismo, e continua quindi ad avere un impatto significativo sulla creazione artistica contemporanea.
La mostra sarà seguita da una nuova pubblicazione curata da Forma Edizioni, disponibile in italiano, inglese e francese. Quest’opera collettiva vuole essere sensibile allo spirito multifocale del movimento e includerà una serie di interviste a otto specialisti internazionali dell’Arte Povera: Bernard Blistène, Agata Boetti, Bruno Corà, Valérie Da Costa, Sébastien Delot, Marc Donnadieu, Elena Geuna e Sébastien Gokalp. Ogni autore non solo fornisce un’analisi approfondita, ma condivide anche i suoi legami personali con il movimento e i suoi artisti, offrendo una prospettiva unica sull’Arte Povera e sul suo posto nel mondo dell’arte contemporanea.





















