“Il surrealismo, come molti miei scritti e molte mie pitture stanno a testimoniare, non si contenta di rappresentare l’informe e di esprimere l’inconsciente, ma vuole dare forma all’informe e coscienza all’inconsciente.“
Alberto Savinio, Tutta la vita, 1945
In occasione del centenario del Surrealismo, organizzato dal Centre Pompidou e dall’Association Atelier André Breton, Tornabuoni Art presenta una mostra dedicata alla pittura metafisica, corrente artistica italiana che fu sia precorritrice sia affine al movimento surrealista di André Breton, e al suo ideatore: Giorgio de Chirico. La mostra espone dieci opere di colui che veniva chiamato il Pictor Optimus, in dialogo con le tele di sei artisti della sua generazione, che come lui si sono immersi nell’universo pittorico del sogno, del silenzio e dell’interiorità: Felice Casorati, Giorgio Morandi, René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi.
La scoperta del lavoro di De Chirico da parte dei Surrealisti rimane una delle leggende storiografiche più celebri dell’arte del XX secolo. Si racconta che, nel 1916, Breton fosse così colpito da un’opera di De Chirico nella vetrina del gallerista Paul Guillaume, da scendere dal bus su cui viaggiava per acquistarla. Anche Yves Tanguy narra un episodio simile all’origine del suo entusiasmo per la rappresentazione del sogno, che non si è mai affievolito. René Magritte, a sua volta, descrive di essere stato commosso fino alle lacrime da una riproduzione di un quadro di De Chirico nel 1922, evento che segnò il suo passaggio dal Dadaismo al Surrealismo. Considerando l’artista italiano “il più grande pittore della nostra epoca”, Magritte scrive che “De Chirico fu il primo a sognare ciò che deve essere dipinto, e non il modo in cui bisogna dipingere.”
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Se la pittura metafisica è inseparabile dal Surrealismo, Parigi svolse un ruolo altrettanto significativo nello sviluppo del movimento artistico italiano. I fratelli de Chirico e Savinio, quest’ultimo allora noto come Andrea de Chirico, vi risiedono tra il 1911 e il 1915. È qui che fanno la conoscenza di Guillaume Apollinaire, ammiratore delle opere “stranamente metafisiche” di de Chirico. Anche Pablo Picasso elogia le opere dei due pittori italiani, evidenziando l’influenza del cubismo e delle sue prospettive impossibili in molti dipinti metafisici, specialmente in quelli di de Chirico, Severini, Tozzi e Paresce. Quest’ultimi tre facevano parte, insieme ai fratelli de Chirico, del gruppo degli “Italiens de Paris”, che esposero insieme tra il 1928 e il 1933.
All’inizio della Prima guerra mondiale, de Chirico e Savinio tornano in Italia e iniziano il servizio militare nel 1915 a Ferrara. Come archetipo della città ideale rinascimentale, le piazze e i palazzi di Ferrara ispirano le celebri “Piazze d’Italia” di de Chirico, che definiscono le fondamenta della Scuola Metafisica insieme a Carlo Carrà. È qui che gli artisti entrano in contatto con Morandi, originario della vicina Bologna. L’influenza della pittura metafisica sulle opere di quest’ultimo perdura ben oltre il periodo propriamente surreale, come evidenziato dalle lunghe ombre e dall’immobilità febbrile delle sue nature morte più tarde.
L’esposizione si propone di rappresentare le diverse tematiche della pittura metafisica, ognuna delle quali trova origine nell’opera di De Chirico. Dal paesaggio al ritratto, passando per il nudo e la natura morta, i pittori metafisici reinterpretano i generi tradizionali della pittura, trasponendoli nel regno del sogno. Il quotidiano si mescola con il mito nelle temporalità sospese delle composizioni, ricche di riferimenti filosofici e simboli poetici. Sebbene questo approccio, più nietzschiano che psicoanalitico, abbia talvolta allontanato il movimento metafisico da quello di Breton, le creature ibride e l’atmosfera inquietante che animano le tele degli artisti in mostra confermano indiscutibilmente la loro appartenenza alla storia del Surrealismo.
















