Quest’acqua avvolge tutto con i suoi riflessi, si espande sui disegni, ne sfuma i contorni e, con le sue riverberazioni, altera i tratti a matita come un elastico instabile e ondulante. Questo scintillio luminoso, che penetra dalle finestre, rende il disegno più fluido, instabile, mobile, evanescente, impalpabile. Potrei dire che la matita fluttua sul foglio a mia insaputa.
Fabrizio Plessi
Così parla Fabrizio Plessi, ribelle dell’arte contemporanea. Artista acclamato e richiesto in tutto il mondo, con alle spalle una carriera scintillante costellata da centinaia di mostre personali nei più importanti musei internazionali, ancora oggi la sua opera scuote e colpisce, come un’onda improvvisa e travolgente.
Così fa il grande Splash, 2019: quattro elementi video assemblati in una scultura monumentale accolgono e attendono l’impatto del nostro sguardo, come il sasso scagliato nell’acqua rossa di un mare infuocato. Un’opera potentissima che è metafora dell’intero lavoro dell’artista, coerente eppure sempre capace di rinnovarsi.
Questa mostra rivela come un grande artista abbia saputo, già alla fine degli anni Sessanta, elaborare un linguaggio assolutamente unico, fondato sui principi dell’Arte Povera, per poi andare oltre. Dalla fine degli anni Sessanta Fabrizio Plessi sa che per valicare le categorie artistiche, alle quali non è mai stato interessato né ha mai cercato di appartenere, è necessario cercare di “muoversi su un terreno irto di insidie non solo ideologiche, cercando di evitare le secche del banale e del quotidiano”.
Nel 1982, la sua opera video completa viene presentata al Centre Pompidou: è anche l’anno in cui la ricerca di Plessi comincia a virare sempre più verso la dimensione installativa del video, incorporando strutture tridimensionali e sperimentando la realizzazione di veri e propri environment, nei quali vogliamo sentirci perduti come in una flanêrie acquorea e salvifica.
La mostra presenta pochissime opere che divorano il campo visuale del fruitore: vi è l’acqua, appunto, in tutte le sue ondivaghe manifestazioni, acqua che inghiotte e rilancia, acqua che circola e acqua che riflette, acqua palingenetica e acqua mitologica, come un azzurro Uroboro.
Del resto, ha dichiarato Plessi, il lavoro dell’artista deve saper fare “arrivare alla nostra retina e nel nostro cervello dei flash al magnesio che andranno a illuminare zone buie e grigie della nostra percezione”, ricordandoci che “una volta che la nostra mente si è dilatata ad idee più grandi, non tornerà mai più nel suo formato originale”.

















