Carla Lonzi: Autoritratto di una generazione
L’opera d’arte è stata da me sentita, a un certo punto, come una possibilità d’incontro, come un invito a partecipare rivolto dagli artisti direttamente a ciascuno di noi.
Carla Lonzi, Autoritratto, 1969
La mostra Carla Lonzi: Autoritratto di una generazione è concepita come un omaggio all’autrice e intellettuale radicale Carla Lonzi (1931-1982). L’esposizione presenta 14 opere degli anni Sessanta, una per ogni artista che Lonzi incontrò per realizzare Autoritratto (1969), l’ultimo libro pubblicato in quanto critica d’arte prima di dedicarsi completamente alla causa femminista. Questi dipinti e sculture storici sono accompagnati da una ricca documentazione proveniente dall’archivio di Carla Lonzi, facendo rivivere le pagine di un libro tanto rivelatore della scena artistica del suo tempo quanto sperimentale e innovativo dal punto di vista letterario.
Fu durante un lungo soggiorno negli Stati Uniti, tra il 1967 e il ’68, che Lonzi si dedicò alla trascrizione delle numerose conversazioni e corrispondenze avute nel decennio precedente con una cerchia di artisti di spicco della scena italiana. Sulla base delle sue domande e delle risposte di ciascun artista, l’autrice tesse un’immaginaria tavola rotonda in cui ciascuno risponde al pensiero degli altri, o, come Lonzi la descrisse nella sua introduzione: “una sorta di banchetto, reale per me che l’ho vissuto, anche se non si è svolto in un’unità di tempo o di luogo”.
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Enrico Castellani e lo scultore Pietro Consagra parlano della controcultura degli anni Sessanta, confrontando i movimenti studenteschi dell’epoca con gli Hippy negli Stati Uniti. “Differenziare lo spazio frontale da quello centrale è stata per me un’occasione per prendere coscienza dei problemi sociali, il mio modo di dire che non credevo in niente”, spiega Consagra, che sarà rappresentato in mostra dall’opera Città frontale (1968), appartenente alla famiglia dell’artista e realizzata mentre la sua compagna Lonzi lavorava ad Autoritratto. L’opera sarà accompagnata da una documentazione inedita degli scambi tra Lonzi e Consagra, proveniente dall’archivio dello scultore, che illustra la genesi dell’opera.
Accanto a questa scultura sarà esposto un grande Sicofoil realizzato nel 1967 da Carla Accardi e dedicato a Lonzi con cui fonda il collettivo Rivolta Femminile. Accardi interviene più volte nel testo di Autoritratto, interrogando spesso Lonzi sul suo progetto e, più in generale, sul ruolo del critico nell’arte. Questo stesso interrogativo strutturale guida i dibattiti di Jannis Kounellis e Luciano Fabro, in particolare, le cui pratiche performative vanno oltre il quadro espositivo istituzionale. Essi saranno rappresentati in mostra da opere storiche: Kounellis da una tela del suo celebre Alfabeto dei primi anni Sessanta, e Fabro da In Cubo (misure di Carla), 1966, un’opera interattiva basata sulle misure di Carla Lonzi, proveniente dalla famiglia dell’artista che, attraverso il suo generoso prestito, ha voluto partecipare all’omaggio reso all’autrice.
Il decano del gruppo, Lucio Fontana, parla del suo mutato rapporto con la tecnica, dalle ceramiche ai Concetti Spaziali, come quelli presentati in mostra. Per lui, negli anni Sessanta, “è la creazione che è importante”, dice, “la tecnica è secondaria”. Giulio Paolini precisa che quest’ultima “permette all’opera d’arte di esistere nella misura in cui sottrae allo spazio in cui siamo, cioè all’ambiente in cui l’opera d’arte si presenta, la quantità di spazio che è costituita dall’opera stessa”. O, come aggiunge Pino Pascali più avanti nel testo, “la galleria non esiste, sono i quadri che fanno la galleria”.
Ognuno di loro in Autoritratto definisce con parole proprie la propria concezione di opera d’arte e il ruolo dell’artista. Getulio Alviani dice che “preferisce pensare agli oggetti piuttosto che pensare”, mentre per Mario Nigro l’opera fisica è solo un pretesto per una più ampia indagine sul ritmo e sull’infinito, come dimostra l’opera Gli eserciti, le guerre (1969) in fase di realizzazione nelle illustrazioni per Autoritratto. Per Mimmo Rotella e Giulio Turcato, sono rispettivamente la “magia” e la “sorpresa” a essere essenziali nel lavoro dell’artista.
Al centro del dibattito c’è il confronto tra le sfere dell’arte americana e italiana, che introduce Salvatore Scarpitta, artista di origine italiana residente a New York. Egli descrive la diversa ricezione in Italia e negli Stati Uniti delle sue tele fasciate, come quella presentata in mostra. Solo Cy Twombly, artista americano operante a Roma e contattato nel 1962, lascia la Lonzi senza risposta. L’autrice, tuttavia, inserisce nella conversazione immaginaria le domande che gli ha sottoposto e fa apparire l’artista americano in diversi momenti chiave del testo, citando il suo “(Silenzio.)”.
Ogni battuta è lasciata quasi intatta da Lonzi, che non corregge le esitazioni e le ellissi degli oratori. Adottando una strategia che può essere collegata alla sua presa di coscienza femminista alla fine degli anni Sessanta, Lonzi rifiuta il paternalismo intellettuale del critico d’arte come mediatore del messaggio e del pensiero degli artisti. In Autoritratto, dà loro voce, dipingendo un ritratto vivido e umano di una generazione di creatori attraverso i loro sogni ad occhi aperti, le loro domande e le loro frustrazioni.
Senza tentare di stabilire una cronologia o di raggruppare gli artisti in movimenti o scuole, la mostra permette alle opere di ciascun artista e alle loro parole di interagire attraverso estratti del testo. Accompagnata dalle fotografie che illustrano Autoritratto, molte delle quali intime e personali, la mostra si propone di immergere il visitatore in quest’opera la cui concettualizzazione ed esecuzione formale conferiscono alla critica una dimensione artistica senza precedenti.
Carla Lonzi: Autoritratto di una generazione è resa possibile dai generosi prestiti della Collezione Roberto Casamonti e di altre persone che preferiscono rimanere anonime. Desideriamo inoltre ringraziare l’Archivio Pietro Consagra, l’Archivio Luciano e Carla Fabro e l’Archivio Carla Lonzi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna per il loro prezioso sostegno alla realizzazione di questo progetto.




















